martedì 29 aprile 2014

La Voce del Padrone o La Voce del Mattone?

Ho trovato questa perla girovagando su internet e non so perchè  mi ha fatto venire in mente delle similitudini con la nostra isola.

La Voce del Padrone

Autore: 
 Nemesis
Oggi mi sento come il cane dell’etichetta: non abbaio e non mordo, ma neppure ho motivi per agitare la coda, e allora infilo il muso nel grammofono cercando sicurezze.
Già, la “Voce del Padrone”… ma intanto bisogna stabilire chi sia il padrone, perché non va assolutamente confuso con il proprietario.
Per esempio, nell’Inter il padrone era Mourinho, che dettava legge e imponeva a Moratti di porgergli la zampa.
A proposito di zampa, l’umanamente squallido Zamparini è invece il padrone classico: se ne va al mercato con le sue belle braghe bianche, e torna con le sporte piene di chi pare a lui; le sbatte sul tavolo del cuoco di turno e aspetta l’ora del pranzo, per vedere che succede.
Poi, siccome è nevrotico, è capace di licenziarlo se solo manca un po’ di sale, e così a Palermo ne ha fatti fuori 12 in 8 anni, una media che, in altri settori, nemmeno Badalamenti e Provenzano riuscivano a tenere.
Per carità, nessuna invidia di un tale personaggio, ma era per chiarire le differenze.
Pensando al Genoa invece, intravvedo quattro scuole di pensiero dominanti.
Gli Epicurei Ortodossi assegnano il bastone del comando al presidente, deridendo i sospetti di insubordinazione; esultano con lui e più di lui per ogni plusvalenza… come fosse loro, se la godono a ogni segnale di furbizia, e cercano il piacere nei pensieri, parole e opere del loro totem.
Ogni frase diventa un motto, ogni intervista risolve i problemi che altri hanno inventato, e ogni rassicurazione stempera le ataviche paure genoane dell’ignoto.
L’Edonismo Gasperiniano sostiene che il vero potere sia in panchina, e che un nuovo Rasputin abbia plagiato il nuovo Zar.
Fra catene, paletti, fissazioni, castighi, epurazioni e veti, l’allenatore impone il suo credo dopo aver ipnotizzato tifoseria e presidente con i risultati raggiunti, e che non potranno non ripetersi.
Ha segato fior di giocatori e ha promosso grandi scamorze; ha prodotto utili alla società ma anche irreversibili perdite; non conosce il mercato, non sa chi volere ma sa chi rifiutare, e ai giovani stranieri che gli recapitano a Pegli compila di suo pugno il foglio di via.
Il vero padrone è lui, non a caso detto Gasperson: occulto, rigoroso e sorridente.
Platonici Romantici, al solito, vivono sulla luna e si nutrono di ideali. Credono alla separazione dei ruoli che si sublima nella feconda convivenza: praticamente una sorta di Casa Vianello dove i bisticci e qualche capriccio fanno da sfondo a un grande amore.
E’ ovvio che nessuno dei due possa dire… “non succede mai niente!”, perché ogni anno si tirano i dadi del rinnovamento, ma il sodalizio funziona ed è saldo, e programma il futuro con perizia.
Questi Platonici guardano con commozione la foto di Coppi e Bartali che si scambiano la borraccia, e non vogliono sapere chi la passi a chi: l’importante è il gesto d’intesa, la concordia e lo slancio solidale dei due uomini al comando.
Il rovescio, o una variazione di questa soave nuvoletta, è la corrente dissacrante del Cinismo Pisano, una scuola di pensiero sintetizzata dal concetto dei “ladri di Pisa”, quelli che di giorno litigano e la notte… con quel che segue.
Riguarda la presunta combutta dei due e il loro patto silente: io ti smonto la squadra e faccio gli affari ma ti lascio i pretoriani e i soldatini; hai mano libera per tattica e veti ma non mi rompi le balle con pretese fuori portata; il popolo è contento e noi pure, ma ogni tanto ci scambiamo qualche frecciatina per non dar nell’occhio.
E in questa complicità svanisce la retorica del “qualche innesto”, l’enfasi di un progetto continuamente modificato dalle plusvalenze, e la fertilità panchinara che si evolve in menopausa.
Nel normale pluralismo delle opinioni, i Genoani valutano la situazione con opposte reazioni.
Gli Scettici Nichilisti ammoniscono, rifiutano la realtà ufficiale, esprimono pareri critici e rimproveri pungenti, pensando che il “bene del Genoa” non debba nascondere i guai sotto il tappeto.
La campagna acquisti ha soddisfatto un po’ tutti, perfino il Mister, ma oggi non si può ignorare che sia venuto a mancare il resto: se le doti di Gasperini erano saper motivare e organizzare, ora assistiamo a un gioco spento, senza lampi, senza grinta, ripetitivo, falsamente duttile, tanto che le squadre avversarie, invece di studiare le cassette sul Genoa, si guardano i film dei Vanzina che al confronto sono imprevedibili.
Al contrario, gli Stoici Integralisti giustificano ogni magagna, metabolizzano i guai e spalmano lo smacchiatore sulle patacche più ostinate.
Sono quelli della petizione per De Canio, sono i torturatori di chi sul web manifesta perplessità, i pompieri della ragion di stato, i rivoltatori di frittate; sono quelli per cui, chi esprime il parere su una prestazione, deve avere il diploma di Coverciano se no nisba; sono quelli che… “lui li vede per tutta la settimana” e poi mette Sculli schierando in tribuna il futuro; sono quelli del “Taci, il nemico ti ascolta”, che in privato ti vomitano quel che pensano davvero ma in rete no, perché anche i muri hanno le orecchie e i giornalisti son tutti doriani.
Sono i custodi della bambagia, e guai a incolpare Eduardo che potrebbe deprimersi o Peppiniello che non deve lasciarci, ma sono anche quelli che il 25 aprile di un anno che non so, in caso di esonero, confesseranno “io lo pensavo ma non lo dicevo”.
Non esiste un Genoano che non abbia riconosciuto a Gasperini i suoi meriti, ma quando nel calcio si parla di gratitudine per ieri significa che c’è un problema oggi; d’altra parte, a Caporetto fucilarono migliaia di “Tafazzi”, ma poi Cadorna fu esonerato per davvero e Diaz vinse la guerra.
Anch’io sono stato grato all’azienda che mi ha assunto, ma ho voluto più bene alla mia libertà di pensiero, che oggi difendo mentre cerca di non impigliarsi nella rete.
E’ giunto il momento che la Voce del Padrone parli, se ha ancora voce, e dica e faccia cose chiare invece di gettare fastidiosi sassolini.
Doveva capire in estate che la quercia non fa più ghiande, che le trasferte sono un tormento e che il bel gioco spumeggiante è diventato archeologia.
Preziosi ha da un po’ riesumato parole desuete come “subalterno” e “dipendente” riferite all’allenatore, e sembra quasi prepari il terreno a possibili novità: nel caso, anche lui sfrutterà il facile alibi delle sconfitte e dei pochi punti, ma Gasperini non merita una motivazione così ordinaria e puerile.
Con il Mister doveva esserci un commiato consensuale, una stretta di mano dopo stagioni di gloria e di reciproca soddisfazione, perché un vero padrone capisce quando si è esaurita la spinta propulsiva, e provvede a rinnovare il ciclo.
E invece oggi siamo al punto che, quando l’arbitro ha ammonito il diffidato Sculli, tutti i Genoani hanno tirato un sospiro di sollievo pensando finalmente a qualche novità obbligata.
Siamo al punto, dopo un’estate e 5 partite, che sul più bello del match la squadra si siede, come in chiesa quando c’è la predica, e lo si accetta come un fatto ineludibile, senza responsabilità di alcuno.
Se c’è da tribolare per un anno di transizione, pazienza, ma la voce del padrone smetta di bisbigliare e ordini il rimpasto, perché qui si sperpera quel che resta del giorno.
E intanto… non è per risvegliare i fantasmi, ma fra un po’ ci risiamo con la Coppa Italia… e ho detto tutto.

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